Cos’è il CIN? Come ottenerlo, dove esporlo e cosa sapere nel 2025

Il Codice Identificativo Nazionale per gli affitti brevi, conosciuto come CIN, è il nuovo codice obbligatorio per chi affitta immobili a breve termine in Italia a partire dal 2025.

In questo articolo scoprirari nel dettaglio cos’è il CIN, perché è stato introdotto, come ottenerlo, dove deve essere esposto e quali sanzioni sono previste in caso di irregolarità.

Buona lettura! E ricorda: ospitare è un lavoro serio, ma non deve essere complicato.

Cosa è il CIN?

Avrai già intuito di cosa si tratta il Cin: è un codice identificativo nazionale che ogni struttura destinata all’accoglienza turistica in Italia deve possedere, sia in forma imprenditoriale che non. È un codice univoco, cioè diverso per ogni immobile, introdotto per legge nel 2024.

La sua introduzione non è l’unica novità per il 2025 e fa parte di un sistema che prevede anche la creazione di una banca dati delle strutture ricettive (BDSR), dove tutte le attività turistiche presenti in Italia devono essere registrate.

Si tratta di un grande cambiamento e, anche se senti parlare spesso del CIN per le case vacanze, in realtà è richiesto per tutte le tipologie strutture turistiche, tra cui:

  • Immobili destinati a locazione turistica (oltre i 30 giorni);
  • Immobili in affitto breve (sotto i 30 giorni);
  • Strutture alberghiere e ricettive, come hotel e B&B.

Infografica sul CIN per case vacanze e altre strutture dal 2025, con focus su tracciabilità, trasparenza e regolamentazione degli affitti brevi.

La normativa del CIN e perché è stato introdotto

Dopo aver capito cosa è il CIN per gli affitti brevi, facciamo un po’ di chiarezza sul perché è stato inventato.

Il codice identificativo nazionale per gli affitti brevi (CIN) è stato introdotto per legge nel 2023 con l’articolo 13-ter del Decreto Legge n. 145 del 2023, poi convertito nella Legge 191 del 15 dicembre 2023. A definirne nel concreto come funziona ci ha pensato poi un decreto del Ministero del Turismo, pubblicato ufficialmente il 3 settembre 2024.

Perché è stato introdotto? 

Da una parte per migliorare il tracciamento delle strutture ricettive e contrastare l’abusivismo; dall’altra, offrire maggiore trasparenza per ospiti e cittadini sulle attività di affitto; e infine per consentire controlli più efficienti delle autorità in un settore cresciuto in fretta e spesso con regole poco chiare.

Per questo, ogni struttura ricettiva è oggi tenuta a registrarsi sul portale del Ministero del Turismo per ottenere il proprio codice identificativo. Inizialmente, la scadenza era fissata a Novembre 2024, ma i tempi per adeguarsi sono stati prorogati.

Infatti, nonostante l’intenzione iniziale del governo, è stata concessa una proroga per il Cin fino al 1° gennaio 2025, per facilitare l’adeguamento degli operatori e garantire parità di trattamento tra tutte le strutture ricettive.

Il significato del CIN. Come si legge il codice e da cosa è composto?

A prima vista, il CIN può sembrare una sequenza casuale di lettere e numeri.

Per esempio:

Infografica: da cosa è composto il CIN e come leggerlo

Ogni parte del codice, però, ha un significato preciso. Pensalo come un codice fiscale: è suddiviso in sezioni, e ognuna racconta qualcosa sull’immobile a cui è assegnato.

Ecco qui come è diviso un codice CIN:

  • Un prefisso “IT”
  • 3 caratteri del codice ISTAT della provincia
  • Il codice ISTAT a 3 caratteri del comune
  • 2 caratteri che indicano la classificazione ISTAT della struttura ricettiva
  • Una sequenza alfanumerica fino a 8 caratteri completamente casuali e diversi per ogni immobile.

CIR e CIN: quale devi richiedere?

Con tutte le novità degli ultimi anni, è normale chiedersi quale dei due codici serva davvero: il CIR o il CIN? Anche se i nomi suonano simili sono molto diversi e, fai attenzione, sono entrambi necessari.

Il CIR (Codice Identificativo Regionale), infatti è stato introdotto dalle regioni ai sensi del decreto legge 34/2019 (decreto crescita), per identificare affitti brevi e strutture ricettive. Ogni regione ha stabilito le proprie modalità di rilascio, ma l’obiettivo è sempre lo stesso.

Il CIN, invece, non sostituisce il CIR, ma lo affianca. Se la tua regione richiede ancora un codice regionale (e ormai tutte lo fanno), dovrai ottenerlo secondo le modalità previste localmente, e in più registrarti al portale del Ministero del Turismo per ricevere il tuo CIN.

La differenza principale tra CIR e CIN è che solo il secondo contribuisce alla Banca dati nazionale delle strutture ricettive di cui abbiamo parlato sopra e che è tra gli obiettivi centrali della normativa.

→ Vuoi saperne di più sul CIR e come si ottiene? Clicca sul link e scopri il nostro articolo

Infografica riassuntiva sulla differenza tra cir e cin

Come ottenere il Codice CIN?

Arrivati a questo punto una delle cose più importanti da sapere sul codice identificativo per affitti brevi è come richiederlo. La procedura non è difficile e di seguito ti spieghiamo come fare.

Prima di iniziare, una premessa importante:

  • Se hai appena aperto la tua struttura, ricordati di richiedere prima il codice CIR alla tua Regione. Sono gli enti locali a comunicare alla banca dati nazionale la presenza delle strutture ricettive.
  • Per fare l’accesso alla banca dati è necessario fare un accesso con il proprio SPID o con una carta d’identità elettronica. Quindi assicurati di avere tutto quello che ti serve prima di cominciare.

Tornando a come ottenere il Codice CIN. Per farlo, basta collegarsi al portale della banca dati delle strutture ricettive del ministero del turismo e cliccare su “Ottieni CIN”.

Ricorda, poiché la normativa che ha introdotto il codice CIN richiede anche l’adeguamento alle dotazioni di sicurezza antincendio, dovrai presentare un’autocertificazione che attesti la conformità della tua struttura. È un passaggio semplice, ma fondamentale.

Durante la procedura, ti verrà chiesto di inserire la tua partita IVA se gestisci l’attività in forma imprenditoriale. Se invece no e non possiedi un codice ATECO, nessun problema: potrai comunque ottenere il CIN selezionando l’opzione “assente” nel campo richiesto.

Per il resto, ti basterà seguire la procedura guidata sul portale. Una volta effettuato l’accesso, visualizzerai gli immobili collegati al tuo codice fiscale. Se non li trovi subito, niente panico: puoi cliccare sul filtro “CIN presente” oppure segnalare manualmente la struttura mancante tramite l’apposita funzione in fondo alla pagina.

Ora che abbiamo capito cos’è il CIN e come ottenerlo, vediamo un’altra cosa fondamentale: chi può richiederlo.

La richiesta del codice CIN per gli affitti brevi. Chi può richiederlo?

Come immaginerai, il proprietario dell’immobile può sempre presentare la richiesta del codice CIN per mettere la propria casa in affitto breve.

Ma cosa succede se invece a occuparsene è un gestore? Magari un property manager o un’altra persona incaricata dal proprietario? Nessun problema: anche loro possono richiedere il CIN, ma solo se sono in possesso di una specifica delega che preveda:

  • L’autorizzazione espressa a richiedere il CIN;
  • L’assunzione di responsabilità sulla conformità dell’immobile, e di tutti gli immobili gestiti (nessuno escluso), agli standard normativi di sicurezza.

Ricorda: durante la richiesta del codice CIN sarà necessario presentare anche l’autocertificazione di conformità della struttura agli standard di sicurezza di cui abbiamo parlato poco sopra, oltre ai dati catastali dell’immobile.

Non è detto, inoltre, che le procedure siano immediate e potresti porti un dubbio: posso pubblicare un annuncio su una piattaforma anche se non ho ancora il CIN?

La risposta è sì, purché la piattaforma lo consenta, specificando che il codice identificativo per gli affitti brevi è ancora in fase di rilascio.

Infografica sulla procedura telematica di assegnazione del CIN

L’esposizione del CIN. Come e dove metterlo?

Una volta ottenuto il CIN, è molto importante occuparsi dell’esposizione del codice che hai ottenuto.

Ma come esporre il CIN secondo la legge? Secondo il comma 6, art. 13-ter del D.L. n. 145/2023, il codice deve essere esposto all’esterno dell’immobile e, mi raccomando, fai attenzione al rispetto dei vincoli paesaggistici e urbanistici locali.

Puoi Applicare una targhetta o una placca, magari sotto il campanello con il nome della struttura. Tuttavia, ogni Comune potrebbe avere indicazioni specifiche: ti consigliamo di informarti bene prima di procedere con l’affissione.

Inoltre, l’esposizione del CIN non si limita alla struttura fisica. Il codice deve essere ben visibile anche su tutti gli annunci online, compresi quelli pubblicati su piattaforme di prenotazione, siti web e portali dove gli ospiti possono prenotare direttamente.

Un caso particolare riguarda i social network.
Se hai una pagina dedicata alla tua casa per affitti brevi, il codice identificativo deve essere inserito nei contenuti promozionali

  • Nella bio del profilo
  • Nei post in cui consenti la prenotazione diretta della struttura

In poche parole: il codice identificativo è obbligatorio ovunque tu promuova la tua casa.

L’obbligo di esposizione del CIN: quali sono le sanzioni?

L’esistenza dell’obbligo di esposizione del CIN comporta anche delle sanzioni. I controlli vengono effettuati dai Comuni in cui si trova l’immobile e dalle forze di polizia locale.

Le sanzioni previste dal Decreto Legge 145/2023 non sono tutte uguali e variano a seconda del tipo di irregolarità:

  • Mancato possesso del CIN: multa da 800 € a 8.000 €;
  • Mancata esposizione del CIN: multa da 500 € a 5.000 €, in base alla dimensione della struttura.

Inoltre, sono previste ulteriori sanzioni se non vengono rispettati i requisiti di sicurezza obbligatori, o se il CIN non viene indicato correttamente negli annunci online.

Le sanzioni sono piuttosto severe, è vero. Ma servono a offrire ai nostri ospiti un alto standard di sicurezza e ad assicurare l’identità e la regolarità della struttura in cui soggiorneranno.

Conclusione

Abbiamo visto cos’è il CIN, come funziona, come si ottiene, e quali sono gli obblighi e le sanzioni previste. Sono cambiamenti importanti, a volte improvvisi, ma necessari per portare più trasparenza e ordine in un settore in continua evoluzione.

Navigare tra normative e nuovi adempimenti può sembrare complicato, ma con la giusta guida tutto diventa più semplice: consulta la nostra guida all’affitto di una casa per brevi periodi per saperne di più.

Speriamo che questo articolo ti abbia aiutato a fare chiarezza su un passaggio fondamentale per gestire la tua casa vacanze nel 2025.  Abbiamo aiutato molti proprietari in questa e altre procedure aiutandoli a partire con il piede giusto. Se vuoi sapere di più sulla la nostra  agenzia di gestione di case vacanze,  visita il nostro sito.

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